Creta. Rallentando (ancora di più). Forse.. (Parte 1 di 2)


Sapevo già che non sarebbe successo..ma in qualche modo mi piaceva crederci e per qualche istante me ne ero pure convinto.
Non si tratta di casualità né di eventualità, solo Necessità (inestricabilmente legata al Caso Caos), Destino e scelte..
Vuoi una cosa, la desideri davvero, accade, sempre.. Non succede? Non doveva succedere..non era funzionale né necessario che accadesse, ed era meglio così..sempre..

 
 

Con affetto, A mia Madre (mio Padre e molti Amici).
Ancora e sempre con la speranza e la convinzioine che possa fermarmi
un giorno o l’altro, non importa dove né quando..

 

 

22/09/2014 ore 17.00 circa                                               Paleochora, Creta.

Seduto di fianco a una pianta di finocchio selvatico di cui sto masticando i fiori, apparentemente (o almeno così credo mi stia dicendo l’Universo o chi per Lui) pare facciano molto bene a bocca (igiene orale), denti, stomaco e intestino; specie dopo mangiato.
Ho saltato la preghiera del pomeriggio, che è comunque obbligatoria..ma fa niente..
Pensavo..
Si è ufficialmente conclusa l’estate (o forse non ancora, non ricordo mai se sia il 23 di settembre o il 21; marzo, giugno sicuramente, ma settembre..sì credo sia il 23, niente, verificherò) e si vede..
Le giornate si fanno sempre più brevi, il sole tramonta e sorge intorno alle 7, di sera e del mattino, tolta l’ora legale sarebbero le 6, col mezzogiorno esattamente in mezzo e la mezzanotte pure, 24 ore divise precisamente a metà.
La notte si riprende i suoi spazi, inesorabilmente..

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Sto continuando a fare autostop anche se mi sono imposto di fermarmi, per lo meno il tempo necessario a scrivere e mettere su carta i pensieri e gli avvenimenti di questi ultimi giorni, di questi ultimi minuti specie, nonostante sia “tardi”, non importa.
Ho in testa questo post da quasi un mese, una, due o tre settimane e non riesco mai a scrivere, a trovare il tempo, a volerlo a sufficienza..

Da quando sono arrivato in Grecia e ho cominciato ad andare sempre più lento, a ritardare le “tabelle di marcia” e godermi sempre di più i momenti e le persone stupende con cui li stavo vivendo.

[Quella verdura nel sacchetto di plastica starà marcendo, soffrirà parecchio e si ridurrà in poltiglia sterile..ma è un altro problema, il vento soffia più forte].

Sono quasi 3 giorni che sono arrivato a Paleochora, per “caso” come sempre, e ci dovevo rimanere neanche 12 ore..sarà forse per questo che la mia mente ansiosa, programmatica (a quanto pare tratto tipico delle Vergini)…

[Aspetta..
Si era fermato un tizio, strambo ma gentile, andava a Chania, la città più grande della zona, avrei potuto prendere il passaggio ed essere già là ma, mi sarei perso montagne, gole e vallate e soprattutto avrei smesso di scrivere..quindi niente, meglio aspettare..dicevamo..]

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Acque cristalline di Balos e Gramvoussa

Sarà stato per quello che la mia mente, continuamente persa nel vuoto e nelle distrazioni nonostante quel poco di meditazione che dovrebbe aiutare, ansiogena e programmatica, si sia detta e imposta che era venuto il momento di andare e salutare, con tutto il dispiacere e le emozioni surreali che avrebbe provocato..

Sarà stato quello o forse no, sarà stata solo la scusa e la spiegazione apparente, perché il motivo vero, come sempre, è qualcosa di più, di più grande e difficile da capire, c’è chi lo chiama Destino, chi Sorte, chi non ci crede (e sono in molti), e chi, riguardando gli avvenimenti a posteriori, se ne convince sempre di più..come nel mio caso..

Belati di capre in lontananza, frasche agitate dal vento fresco, Silenzio, Nobile Silenzio come piace dire ai Buddisti, rumore di onde e tanta tanta energia positiva..

Sorrisi, musica, relax, cibo buono, gente magnifica ed emozioni fortissime, una dietro l’altra..

“Perché?!?! Non riesco a capire..A vederne il motivo..
Ancora quest’ansia e fretta che mi accompagna dall’inizio, da quasi 3 anni or sono? Correre, vedere, visitare, mettere il pallino e la spunta sulla cartina, ancora?!?!”
 

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Sunset in Balos, Gramvoussa Bay

Oltre alla mia eterna decisione che rende difficili, sofferte e incerte fino all’ultimo quasi tutte le scelte, non riesco [riuscivo] a vedere una vera ragione per andarsene da questo posto perfetto, un motivo valido per non fermarsi a oltranza quando tutto va bene..
Ma ovviamente la ragione c’era, c’è ed è lì pronta per essere colta..sempre la stessa..sublime e potente, sotto forme e circostanze diverse, ma sempre e solo la stessa..

L’arrivo in Grecia da nord, le prime 2 settimane “sul continente”, l’autostop con mamma, l’ascesa al monte Olimpo, le coincidenze, connessioni, le scoperte su mitologia, piante magiche ed LSD, gli host fuori di testa, i primi rallentamenti intenzionali e i cospirazionisti antirettiliani li lascerò a un altra volta, a un altro post.
Pur venendo prima in ordine cronologico e pur costituendo il materiale di cui voglio scrivere da tempo, sono e restano meno impellenti, meno urgenti rispetto agli avvenimenti degli ultimi giorni, delle ultime ore, ai pensieri e alle emozioni, che tuttora sto provando..

[La gente mi suona il clacson con delle capre sul retro del furgoncino..o in moto, sgasando.. tamarri..]

I pensieri e i sentimenti degli ultimi giorni, delle ultime ore e degli ultimi minuti, sono stati così possenti, così sublimi che non ho potuto evitare di fermarmi e scriverli ora, subito, partorirli su carta prima che svaniscano, anche se ovviamente sono già svaniti nella loro essenza.

Credo proprio sia arroganza, e così suona anche dalle parole rileggendo, tuttavia, è Bukowski a dirlo, non si può capire se non lo si prova, è qualcosa di inspiegabile, un vortice che nasce dentro e non dà pace finché non si è dissolto, materializzato e concretizzato, questa è la vera ragione della scrittura, della vera scrittura.
Finalmente posso tornare di nuovo a fare il “filosofo”, lo scrittore o chiamatelo, chiamatemi come vi pare, pagliaccio, giullare direbbe Nietzsche a se stesso (“tu un pretendente della verità? soltanto giullare, soltanto poeta..”).

Pubblicare e “vivere” di questo..? peu importe..lo stile, così come i contenuti, lasciano ancora parecchio a desiderare, e non è quello che conta, che mi interessa, quello può aspettare..o anche non venire mai..
Comunicare e trasmettere gli avvenimenti, le esperienze, pratiche, intellettuali, magiche, mentali ,o di qualunque tipo esse siano, i pensieri e le “folgorazioni” improvvise a chi voglia, sappia o debba..cogliere, adesso come in futuro, questo credo sia il punto e sia ciò che veramente conti e mi interessi..
Il resto appunto..può aspettare..

Quindi..più semplicemente..cominciamo..
o proviamoci almeno..:)

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effects of mass tourism..

Ero arrivato a Paleochora 3 giorni fa, (aspetta, oggi, ieri, ieri l’altro, i 40€, i 20, la prima notte) ok 4 giorni fa, nel tardo pomeriggio insieme a Rricardo e Diana. Coppia di portoghesi trasferitisi a Norwich (Inghilterra) per lavorare nella ristorazione (lei mensa universitaria, lui ristorante), come spesso accade nei posti turistici e semi sperduti, mi avevano “salvato” dal sole cocente e portato in giro con loro per 2-3 giorni lungo strade che altrimenti sarei riuscito a vedere molto, molto a fatica.
Qui però era stato un po’ diverso.

 

“Hey, are you gonna camp on the beach tonight?” (Dormi in spiaggia stanotte?)

mi aveva approcciato Rricardo (la prima R è un’esagerazione di r moscia marcata, pensate alla r più moscia e marcata che avete mai sentito e neanche allora ci siete, il portoghese ne ha 3 diverse di r..paura eh?!) mentre suonavo sul bordo di un precipizio del sentiero che scendeva a Balos, una delle spiagge più belle di Creta e d’Europa, in uno dei punti più panoramici.

“Non so, in realtà pensavo di continuare a suonare per un po’ e poi tornar su a provare un po’ di autostop prima che sia completamente buio. Qua la gente arriva la mattina e parte la sera. Volevo evitare di restare un altro giorno. Voi siete in macchina?”

“Sì, però non sappiamo ancora neanche noi. Forse andiamo a Falasarna o forse in un altro posto, abbiamo la tenda ma non sappiamo com’è qui..”

“Guarda, io ho letto che è assolutamente vietato, non solo fare campeggio ma anche semplicemente passare la notte, “stay overnight” quindi non vorrei rompessero le scatole. Però credo che se ci si nasconde bene lontano dalla taverna non vengono di certo a dar fastidio”

“A noi han detto che non c’è problema, però non sappiamo bene..”

Ci eravamo lasciati con un
“Dai, vediamo come va e al limite ci vediamo giù”.
“Hope to see you later.” (Speriamo di vederti!)

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Suonando sul bordo del sentiero..:)

Lo spettacolo del tramonto era parecchio impressionante, la baia, la laguna, le isolette, le montagne e i colori erano a dir poco suggestivi e la mia performance di musica/equilibrismo si inseriva piuttosto bene nel contesto. Non stavo guadagnando un granché rispetto allo sforzo ma non importava, lo dedicavo agli dèi in qualche modo.
Ringraziamenti sinceri, foto, complimenti e sorrisi, uniti a uno stipendio normale, decente, mi accompagnarono a pulire e metter via il flauto, fare la preghiera del tramonto e meditare.
Non era andata male, lontano anni-luce dai livelli raggiunti lo scorso febbraio e marzo subito dopo il corso di vipassana, ogni tanto capitavano ancora delle sessioni di esplorazioni psicosomatiche degne di nota, molto ogni tanto, e quella era stata una di quelle volte.

Finito, era buio pesto.
Al parcheggio in cima al sentiero, di giorno affollato da 2-300 macchine, tutte prese a noleggio, non c’era nemmeno una luce, il baretto-ristorante era chiuso, e un cane, dalla voce molto piccolo e spaventato, non smetteva di abbaiare contro la mia lampada frontale.
Nessun dubbio che dovessi spegnerla e tornare giù in spiaggia, magari evitando di cadere tra miopia e terreno accidentato.
Arrivato giù sano e salvo, trovai la loro tenda quasi subito, e loro, sul punto di addormentarsi, non esitarono a tirar fuori un buonissimo pezzo di anguria e rimanere a parlare altre 2-3 ore di ogni tipo di argomento. In realtà se la facevano un po’ addosso e me lo confessarono quasi subito. Come ogni prima volta di campeggio libero, sperduti nel nulla, in paesi stranieri e posti che non si conoscono, era più che legittimo e normale. Spiegai loro che dopo un po’, di solito neanche una settimana o una decina di volte, ma comunque piuttosto in fretta ci si fa l’abitudine e diventa normale.
Credo ogni cosa, situazione o circostanza sconosciuta, senza punti di riferimento faccia paura. Che sia il buio più completo, le facce di persone sconosciute o diverse da quelle cui si è abituati o semplicemente dei rumori che non si è mai sentito prima, la paura è il sentimento più potente, ancestrale e incontrollabile, ed è anche quello su cui giocano e fanno leva i vari potenti e manipolatori mentali, eravamo d’accordo, ma rimaneva comunque il fatto inconscio e fuori controllo.

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Con Ricardo e Diana a Elafonissi

Raccontate e scoperte parecchie cose, ci salutammo a fatica con un vento fortissimo che non si fermava un secondo e i pezzi e l’acquetta appiccicosa dell’anguria ancora sulla barba..

In maniera molto simile e sempre con la paranoia e la paura di disturbarli e rovinare la loro vacanza/vita di coppia, trascorsero i successivi 2-3 giorni.

In realtà ci intendevamo davvero bene, e non ero per nulla un peso. Interessati e curiosi delle mie scelte loro, altrettanto curioso e un po’ nostalgico delle loro io, non smettevamo mai di parlare e discussioni su società, sistema, yoga, mantra, sostanze psicoattive, ecc completavano il quadro. Lasciatomi a un bivio il secondo giorno, mi ripresero dopo neanche 2 ore tornando indietro da un’altra spiaggia che li aveva un po’ delusi (“dopo Balos tutto ti delude”) e mi portarono dritto fino a Elafonisi, all’estremità sudoccidentale dell’Isola, un’altra delle spiagge più belle di Creta e d’Europa.
Il giorno dopo ancora, in maniera del tutto simile, mi ripresero mentre stavo andando a fare stop da solo, rimanemmo in spiaggia insime, mi bucai un piede per l’ennesima volta e finimmo la giornata qui a Paleochora, paesino, meglio, cittadina turistica che non era proprio nei miei programmi ma che decisi comunque di non saltare anche vista l’ora.

Ci salutammo davanti a un’inspiegabile statua della testa di Nietzsche sul lungomare della “spiaggia sabbiosa” e ci dettimo appuntamente per le 9 e mezza, dopo tramonto e preghiera della sera, per decidere e discutere i piani per il giorno dopo.

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Posti bellissimi e….ben affollati..

“Abbiamo visto altri musicisti di strada credo, cioè, degli hippie o simil tali, con vari strumenti, un clarinetto, una fisarmonica e delle piccole chitarre tipiche, che molto probabilmente andavano a suonare in città”
“Ah dai, bene. Cioè, da un lato bene perché vuol dire che si guadagna se c’è gente che lo fa, dall’altro male perché c’è concorrenza [ridendo] ma fa niente, vedremo come va.”
Pur sembrando logico e sensato, a riguardarlo a posteriore non sarebbe stato neanche minimamente possibile immaginare come sarebbe andata..

Il secondo appuntamento era alle 8 della mattina successiva, davanti all’Oriental Bay, il posto dove avevano la camera loro che, a quanto pare, era già di strada per il sentiero di 6 ore che avremmo dovuto fare tra gole, vallate e canyon. Inutile a dirsi, avrei mantenuto la parola e mi sarei presentato, solo per salutarli e tirare il pacco…

Tutto successe sempre per caso, per coincidenza o per “necessità”, diametralmente opposta e inestricabilmente legata ai primi due..

HPIM0418Ci misi parecchio a trovare un buon posto per suonare, tanti ristoranti, troppi, poca gente che passeggiava e la musica di qualche pub troppo alta..il secondo lungomare, quello della “spiaggia di pietre” sembrava proprio non volerne sapere di trovarmi un posto (due giorni dopo mi avrebbe garantito uno degli stipendi più alti mai ricevuti e senza dubbio il migliore in Europa mediterranea). Finii nella piazzetta principale, di fiano al municipio e alla statua di un qualche tizio famoso patriottico coi baffi. La musica del locale a fianco disturbava lo stesso e decisi che l’altro lato della piazza, a fianco ai venditori di collane era un’ottima opzione, sempre che loro non avessero problemi.

“Scusa, posso chiederti se ti dà fastidio, se è un problema se mi metto a suonare qui a fianco?”

“Che scherzi? Ci mancherebbe, per me nessun fastidio e nessun problema. Non so gli altri ristoranti magari qualcuno viene a farti storie ma per noi non c’è nessun problema, figurati, fai pure! Cosa suoni?”.

Mi rispose il venditore cui avevo chiesto (che poi si rivelò non essere proprio un venditore ma solo un sostituto e compagno della venditrice) con un sorriso tanto grande quanto inaspettato, che mi riempì di entusiasmo e voglia di suonare.

Misi giù la custodia e cominciai a suonare. Lo stipendio non era il massimo ma il posto era ottimo e di alternative ne avevo ben poche quindi non c’erano dubbi, avrei continuato lì, a meno che, come sempre, non sarebbe successo qualcosa che non avrebbe tardato molto a succedere…

“abebaha’uenxìchah saiassa totoachato silata” (frasi a caso:)

Il proprietario del ristorante a fianco era venuto fuori isterico lanciandomi una banconota da 10€ sbottando e imponendomi di smettere..senza capire una parola, ero tornato dentro, nel ristorante a chiedere spiegazioni in inglese..

“Che bisogno c’è di infuriarsi? Non ti ho fatto nulla, basta chiedere, con calma e gentilezza se per favore posso allontanarmi e andare da un’altra parte..no?”

“Disturbi tutti, qui c’è gente che sta guardando la televisione….tu paghi per stare lì? No, io sì, vuoi che chiamo la polizia?”

“Chiamala, per me non c’è nessun problema..Non ti sto dicendo che non me ne vado, ti sto solo cercando di far capire che non hai nessun motivo e nessuna ragione per infuriarti e rivolgerti usando quei toni. Difficile da capire?”

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Improvvisazioni notturne a Paleochora con parecchio zucchero nel sangue…..

Apparentemente sì..come sempre, quando si cerca di far ragionare e far valere le proprie ragioni di fronte a una persona alterata, nervosa e aggressiva, la reazione non cambia anzi, peggiora. Con un misto di orgoglio, testardaggine e vergogna la gente non ti sta neanche a sentire e purtroppo o per fortuna, l’unica soluzione resta quella di andarsene.
A ciò si aggiungeva il fatto che questo era davvero fuori di testa (lo scoprii poco dopo) e che Creta è un po’ la Sicilia della Grecia (costumi, famiglia, armi…) e il padre obeso sessant’enne, molto probabilmente con una lupara nello scantinato o nel retrobottega, mi stava per cacciare fuori a spinte continuando a urlare in greco.

Cercai di ridare loro i 10€ che dati in quel modo di certo non mi interessavano ma non ci fu verso e alla fine dovetti lanciarli per terra di fianco al ristorante. Li raccolse un signore proveniente dai più settentrionali e bei fiordi norvegesi, molto garbato e gentile, che, dopo avermi fatto i complimenti per la musica e le canzoni che lui e il suo amico conoscevano, mi chiese spiegazioni su quei soldi e sull’accaduto..rimanendo a metà tra esterreffatto e incredulo. Si stupì anche che fossi italiano e parlassi inglese “così bene”, visto che di solito si sente l’accento latina (italiana in particolare ma anche spagnola o francese) alla prima parola.

Come sempre accade in questi casi la botta di energia negativa è davvero pesante e reagire è davvero difficile.

Salutato e ringraziato il norvegese per la gentilezza, mi rivolsi alla venditrice di collane in cerca di sfogo e consolazione, aveva un bellissimo sguardo e sorriso.

“Scusami non parlo molto inglese”
“Sei spagnola?”
“Sì!”
“E allora non ti preoccupare parliamo pure spagnolo!”
“Niente, mi ha solo sbottato dietro. Cioè, secondo me aveva ragione, hanno ragione i negozianti a lamentarsi se non piace loro la musica, ma ci sono modi e modi. Cercavo solo di fargli capire che non c’era nessun motivo di infuriarsi e perdere il controllo. Bastava chiedere prima di arrivare al limite di perdere le staffe. Ma non è la prima volta, spesso mi è capitato che la gente si contiene finché non esplode, e non capisce che tu non puoi sognarti che stai dando loro fastidio..vabbé..Come ti chiami?”
“Guillermina”
“Federico, piacere”
“Tranquillo comunque, non è la prima volta, a Manuél, il mio compagno, una volta l’aveva fatto entrare per suonare nel locale e poi dopo neanche due canzoni, senza dir niente, d’improvviso, aveva alzato il volume dello stereo a palla dicendo che era il suo ristorante e faceva quello che voleva..Non sta bene..”
“aaaah, ma quindi il “ragazzo” che c’era qui prima è il tuo compagno ed è anche lui un musicista!pensa te le coincidenze..:) proprio a lui avevo chiesto se potevo mettermi a suonare e mi aveva detto che non c’erano assolutamente problemi..”
“Infatti:), per noi non ce n’erano affatto, anzi, era solo un piacere. Comunque, ora lo sto aspettando, poi vieni con noi dal felafel, si ritrovano sempre lì a bere e mangiare quando finiscono il giro dei ristoranti..”

Tra sorrisi, comprensioni reciproche e parole gentili, la tensione e l’energia negativa se ne stavano lentamente andando via e in meno di un quarto d’ora mi ritrovai a dimenticarmi completamente dell’accaduto pieno di gioia, felicità e gratitudine al destino..
Arrivato e risalutato Manuél, misero via tutte le loro bellissime collane (illuminate con lampade da tavolo a energia solare dell’Ikea..) e ci avviammo insieme alla “mensa dopolavoro”…
Il “felafel”, era un posto centralissimo nella centralissima via pedonale della cittadina, pieno di gente intorno negli altri ristoranti, con una tavolata enorme dedicata interamente alla musica..
1,2,3,4 saranno stati almeno 7 o 8 musicisti tutti con strumenti diversi, bandour (mini mandolino caratteristico) e percussioni tradizionali greche, fisarmonica, clarinetto, tamburelli, un’atmosfera indescrivibile..
Neanche il tempo di sedermi e mi avevano già offerto 3 bicchieri di Raki (grappa) e vino.
Era ed è sempre difficile deludere la gente..

“Scusate, non bevo”
“Noooooo…che scherzi?? Dai, un bicchierino..”
“No dai davvero:)”
“Vabbé neanche un po’ di vino”
“Solo un po’ d’acqua e sono a posto”
“Vabbé, come preferisci [spiegando in greco all'amico incredulo che non volevo alcol..]”
“Qui veniamo ogni sera finito di suonare, a bere, mangiare e fare festa..”
“Ci credo! Che festa!:)”

La “buena onda” come si dice in spagnolo, era davvero tanta..i sorrisi, l’allegria e ovviamente la musica, elemento possente e insostituibile, oltreché ovviamente indescrivibile a parole..
semplicemente perfetto..tutto..
Provai a inserirmi col flauto un paio di volte (preceduto da vari woow, alla sola vista dello strumento) ma ovviamente non era facile per nulla..Oltre a non conoscere i ritmi e le melodie, non conoscevo loro, mentre loro si conoscevano e suonavano insieme, seppur in due gruppi separati, da settimane, alcuni addirittura mesi..decisamente meglio rilassarsi e godersi lo spettacolo..

Oltre ad essere stanco, c’era anche il fatto che mi ero alzato come sempre all’alba e il giorno successivo allo stesso modo, con appuntamento alle 8 con Ricardo e Diana per la camminata di 6 ore..avrei dovuto alzarmi anche prima se volevo fare yoga e tutto il resto..

Mi decisi finalmente a fare delle scelte, prendere delle decisioni, perché non si può proprio fare tutto..e forse alcune cose hanno, devono avere la priorità su altre…
La camminata non era certo tra queste..
Il riposo, la buona compagnia, il clima rilassato e la musica…probabilmente..yoga, meditazione e tai chi, senza dubbio..
Chiesi a Manuél dove dormivano e come arrivarci; non sembrava difficile, tentò di spiegarmi in breve e molto più o meno la strada per la “spiaggia coi sassi” sotto il campeggio, dandomi un paio di punti di riferimento che persi completamente lungo il cammino..Oltre a essere buio ero davvero a pezzi e decisi che il ciglio della strada sterrata con gli alberi era largo abbastanza per ospitare la mia tenda, sulla spiaggia era pieno di sassi ma non vedevo nessuno..e i sassi erano parecchio scomodi..

Nonostante la decisione fosse ormai chiara e fuori discussione, era scontato che non volessi mancare all’appuntamento, presentarmi e salutare Ricardo e Diana come si deve, raccontando il tutto..e sperando di arrivare in tempo..

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